di Sara De CarliMarmocchi, disadattati, analfabeti. Parole imperfette, vintage. Quelle che si usavano negli anni Cinquanta. Anni in cui, nonostante le parole imperfette, l’Italia ha saputo far nascere una rivoluzione mai vista, unica al mondo: la scuola aperta a tutti. «Ho raccolto e scritto queste testimonianze per amor di verità. Pensare e argomentare che l’inclusione abbia rovinato la scuola italiana è a tutti gli effetti una fake news storica che deve essere sfatata», dice Anna Granata, professoressa associata di pedagogia all’Università di Milano Bicocca. Introduce così il suo nuovo libro, La scuola inclusiva ha fallito (Laterza), in libreria dall’11 settembre.Non possiamo non partire dal titolo. Una provocazione?Chiaramente è un concetto che, detto da me, a chi mi conosce appare chiaramente provocatorio. Il volume fa parte di una collana dedicata al fact checking, volta a contrastare delle fake news storiche. L’idea è di “mettere a processo” delle concezioni di senso comune, ampiamente diffuse, per fare chiarezza con uno sguardo ampio, che porta una visione storica. Che la scuola inclusiva ha fallito è una di queste convinzioni, diffuse ma errate. Per me è stata l’occasione di andare alle radici della nostra scuola democratica, la scuola della Costituzione.Cosa spera accada?Che qualche lettore assolutamente convinto che la scuola inclusiva abbia fallito, leggendo queste pagine scopra le meraviglie della scuola inclusiva. Dico meraviglie non a caso, perché in questa storia ci sono davvero episodi incredibili, dagli anni Quaranta fino ai giorni nostri. Oggi in Italia sono in molti a criticare l’idea di scuola inclusiva: si dice che tara l’apprendimento al ribasso e penalizza i migliori per stare dietro ai più fragili. Questo libro dimostra che nella storia dell’Italia democratica è accaduto sempre il contrario: eccellenza e inclusione vanno a braccetto, tanto che possiamo parlare di una vera e propria “eccellenza inclusiva”._________Continua a leggere su -> vita.it