«La scuola inclusiva non ha fallito, anzi è la nostra eccellenza» [Focus scuola]
Nel saggio La scuola inclusiva ha fallito (Laterza), la pedagogista Anna Granata ribalta un luogo comune: dal metodo Montessori a Reggio Children, le eccellenze della scuola italiana sono nate nelle classi più difficili. Le vere crepe sono altre: stipendi bassi, precariato, personale non formato.Il titolo è una provocazione. Il contenuto, una difesa appassionata e documentata. Nel saggio La scuola inclusiva ha fallito (Laterza), Anna Granata, professoressa di Pedagogia generale e sociale all'Università di Milano-Bicocca, smonta quella che considera una vera e propria fake news storica: l'idea che l'inclusione abbia abbassato il livello della scuola italiana.Il libro esce nella serie Fact Checking di Laterza, nata per sfatare luoghi comuni attraverso la ricostruzione dei fatti. E i fatti, secondo l'autrice, raccontano il contrario: dal metodo Montessori a Reggio Children, dal tempo pieno all'integrazione degli alunni con disabilità, le migliori innovazioni pedagogiche italiane sono nate proprio nei contesti più difficili ed eterogenei. Granata la chiama eccellenza inclusiva.Non per questo la scuola pubblica sta bene. Ma le sue fragilità, sostiene, hanno altri nomi: stipendi bassi, precariato, personale non formato, libertà di insegnamento sotto pressione. Ne abbiamo parlato con lei, anche alla luce del recente decreto scuola del ministro Valditara.Partiamo dal titolo: “La scuola inclusiva ha fallito”. È una provocazione. Perché ha scelto di partire proprio da qui?Va chiarito che il libro esce in una collana di Laterza, Fact Checking. La storia alla prova dei fatti, che ha tutti titoli provocatori. Lo scopo dell'editore è sfatare alcune fake news di carattere storico, ricostruendo come sono andate veramente le cose e qual è la questione in gioco. A me, da pedagogista, è stato chiesto di raccontare la storia della scuola inclusiva, della scuola democratica, dagli anni Quaranta e Cinquanta in poi. Proprio per rispondere a un pensiero che purtroppo attraversa le menti di molti cittadini, delle istituzioni e anche di alcuni insegnanti, e che in questo momento storico addita l'inclusione come il principale male della scuola italiana. Il titolo è un po' shock, ma il contenuto è in realtà una forte difesa del progetto inclusivo della scuola italiana.Una difesa documentata, non solo la teoria di un'esperta.È una ricerca storica che arriva anche ai giorni nostri. E la tesi del libro è questa: non solo la scuola inclusiva non ha affatto fallito, ma l'eccellenza inclusiva, la chiamo così, è proprio la cifra fondamentale del nostro sistema scolastico.Uno dei luoghi comuni più diffusi è che l'inclusività abbassi il livello degli studenti e dello studio. Possiamo affermare che non è vero? C'è una prova storica?Storicamente tutte le nostre eccellenze pedagogiche, peraltro note in tutto il mondo, sono nate così. Pensiamo al metodo Reggio Children, che ha un nome inglese proprio perché è diventato talmente internazionale. O alla riforma del 1977 per l'inclusione degli alunni con disabilità nella scuola italiana. Già prima dell'epoca repubblicana, con il metodo Montessori, abbiamo visto una pedagogista sperimentare i suoi metodi in un contesto estremamente vulnerabile: con bambini che oggi diremmo con disabilità, nella periferia romana del quartiere San Lorenzo.Abbiamo tutta una tradizione di innovazioni didattiche e pedagogiche nate ai margini delle nostre città, nelle periferie, e anche ai margini della normodotazione. Questi contesti difficili, sfidanti, eterogenei hanno in qualche modo obbligato gli insegnanti a elaborare metodi diversi da quelli più classici, tradizionali e trasmissivi della scuola precedente. Per questo parlo di eccellenza inclusiva: il nostro Paese i migliori metodi li ha tirati fuori proprio in queste situazioni._________Intervista completa di Valentina Rorato ad Anna Granata -> focus-scuola.it