Il più grande antidoto. La scuola inclusiva ieri e oggi
L'editoriale di Anna Granata La scuola italianaAbbiamo tutti amici o parenti che sono andati all’estero e hanno trovato ciò che in Italia spesso manca: professioni riconosciute, validi sistemi di welfare, città più vivibili e sostenibili in cui crescere i figli.Il confronto suscita non di rado invidia e fa sorgere una domanda: perché l’Italia è sempre indietro rispetto ai diritti e alla qualità della vita?Quando si parla di scuola il quadro si fa più complesso.In Canada, la figlia dislessica di alcuni amici frequenta una scuola speciale; a Parigi, due gemelli vengono separati sulla base dei risultati scolastici, vedendo segnate fin dal principio le carriere future; nella vicina Svizzera, figli di professionisti sono stati rapidamente etichettati come “italiani” e hanno deciso di lasciare la scuola.Paesi diversi ma con un elemento comune: la scuola come strumento di selezione precoce.In Italia, le cose vanno diversamente e le ragioni vanno ricercate nella storia del secolo scorso.L’articolo 34 della Costituzione contiene una formulazione insolita per un testo di legge: “La scuola è aperta a tutti”.Per padri e madri costituenti la scuola è l’organo vitale della democrazia e solo il pronome “tutti” poteva esprimere la radicalità di quel progetto.In un paese distrutto materialmente e moralmente, dove l’analfabetismo era alle stelle e le disuguaglianze più profonde di sempre, quell’espressione ha il sapore di un’utopia, ma è in realtà un messaggio nella bottiglia affidato alle generazioni future._________Continua a leggere su -> fondazionefeltrinelli.it