di Anna GranataMi trovo a un convegno organizzato da una rete di scuole della mia regione. È un sabato mattina, un centinaio di docenti motivati e preparati si stanno confrontando su metodi didattici innovati di grande livello. È molto appassionante ascoltarli.Non stupirà il fatto che una grande percentuale dei presenti è costituita da insegnanti donne. D’altra parte, anche i dati più recenti del Ministero dell’Istruzione e del Merito (2024), mostrano una composizione del corpo docente fortemente sbilanciata: solo lo 0,8% degli insegnanti di ruolo nella scuola dell’infanzia e il 3,7% nella primaria sono uomini. L’insegnamento in Italia è uno dei mestieri più femminilizzati e, al contempo, meno valorizzati a livello salariale. Le due dimensioni, purtroppo, sono spesso intrecciate tra loro.Conclusa la mattinata nella quale si avvicendate sul palco svariate professioniste dell’educazione, con contributi che spaziano dalla didattica outdoor alla philosophy for children, dall’educazione alla pace, al digitale e al superamento degli stereotipi di genere, prende la parola l’unico uomo tra i relatori, rappresentante delle istituzioni locali, per un saluto finale. Si congratula in maniera sincera per l’alto livello delle relazioni, declina anche in chiave politica il suo intervento, auspicando un maggiore riconoscimento del lavoro degli insegnanti (“se non economico, almeno sociale”, sic!), ma scivola infine su una buccia di banana, affermando che insegnare è una vocazione.Cristiano Corsini, nel libro La fabbrica dei voti (Laterza, 2025), ha descritto tutte le insidie della parola vocazione in relazione alla professione docente. Questa idea rischia di trasformare il lavoro degli insegnanti in una missione quasi religiosa, facendo dimenticare che insegnare è prima di tutto una professione che richiede competenze, formazione e riconoscimento sociale. Con la parola vocazione si finisce spesso per giustificare stipendi bassi, carichi di lavoro eccessivi e mancanza di tutele. Corsini critica anche l’idea dell’insegnante “eroe”, sempre disposto al sacrificio personale, a cui si chiede dedizione assoluta invece di valorizzare la qualità del suo lavoro._________Continua a leggere su -> rondodeitalenti.it
“Spuntini” è un progetto di Rondò dei Talenti di Cuneo. I contenuti sono piccoli “nutrimenti” che parlano di gioco, scuola, creatività, educazione e nascono per accendere riflessioni, muovere pensieri e accogliere nuove visioni.