Fuga dal Nord, se Milano perde anche i suoi insegnanti
di Anna GranataC’è una questione settentrionale di cui si parla poco e che rischia di diventare una delle emergenze sociali più gravi dei prossimi anni. Riguarda la scuola e la crescente incapacità delle grandi città del Nord di trattenere i propri insegnanti.Milano rappresenta il caso più eclatante e allarmante. Secondo alcune recenti proiezioni di Cisl Scuola, circa un docente su otto tra quelli oggi in servizio a Milano e provincia si trasferirà in altre regioni a partire dal prossimo anno scolastico. Parliamo di quasi mille insegnanti: 140 della scuola dell’infanzia, 334 della primaria, 236 delle medie e 240 delle superiori. Numeri già di per sé significativi, ai quali si aggiungono oltre cinquemila domande di mobilità che testimoniano un disagio diffuso e crescente.Non si tratta di un fenomeno nuovo. Da decenni il sistema scolastico italiano vive una sorta di pendolarismo professionale tra Sud e Nord. Molti insegnanti, una volta ottenuta l’immissione in ruolo lontano dalla propria regione di origine, cercano successivamente di rientrare.Oggi però qualcosa è cambiato. Non c’è soltanto il desiderio di tornare a casa per ricongiungersi agli affetti e prendersi cura magari dei propri anziani, c’è l’impossibilità materiale anche per insegnanti residenti al Nord da decenni di sostenere il caro vita e la scelta obbligata di abbandonare le città dove avevano messo radici.Milano rappresenta il punto di massima tensione di questa contraddizione. Il mercato immobiliare ha raggiunto livelli tali da espellere progressivamente le professioni pubbliche a reddito medio, soprattutto di chi non dispone di una casa di proprietà. Molti docenti provenienti da fuori regione vivono in appartamenti condivisi, dividendo l’affitto con colleghi o studenti universitari e rinunciando a costruire una vita stabile. Condizioni difficili da sostenere per qualche anno, ma del tutto proibitive sul lungo periodo._________Continua a leggere su -> editorialedomani.it